Blog Story: lo sviluppo dei blog dagli anni ’80 ad oggi.

Il New York Times identifica Justin Hall come “Padre fondatore del blog” che nel 1994 pubblica “Justin’s Links from the Underground”, blog tuttora aggiornato e considerato pertanto uno dei blog più longevi al mondo.

Il termine “weblog” è invece da attribuire come paternità a Jorn Barger che nel 1996 avviò il suo blog Robot Wisdom. Barger non era interessato a stipulare contratti con giornali e/o televisioni così quando nel 2005 la rivista Wired raccontò che Barger era ridotto sul lastrico, lui rispose attraverso il suo blog che aveva deciso volontariamente di chiedere l’elemosina per strada sotto forma di protesta per mostrare al pubblico un cartello con scritto: “Ho coniato il termine ‘weblog’, non ho mai visto un centesimo”. Secondo Barger un “vero weblog” non è nient’altro una raccolta di tutti i link particolarmente interessanti che si desidera condividere con gli utenti della Rete. Questo tipo di interpretazione ebbe successo tra il 1988 ed il 1999, successivamente, nello stesso 1999, il termine ‘weblog’ venne più semplicemente abbreviato in ‘blog’ per opera di Peter Merholz. Già in quell’anno i blog andavano abbandonando la visione di Barger ed i blog cominciarono ad essere contenitori di notizie, audio, video, riferimenti e racconti.

Il boom dei blog verso la fine degli anni Novanta coincide con l’esplosione della cultura dei reality show. Questo ha portato alla diffusionde dei diari personali, sfruttando servizi di hosting web gratuiti come Geocities. Un altro fattore chiave nel boom dei blog è stato l’aspetto delle applicazioni di facile utilizzo con i browser, a partire da Open World nel 1998, subito seguita da Blogger, Moveable Type e Blogspot. Queste applicazioni consentivano a chiunque non avesse interesse a gestire un intero sito web di aggiornare i propri pensieri in pochi minuti.

Nel 2005 non erano solo i blog di notizie ad essere famosi. Anche i diari personali, che numericamente parlando rappresentavano il modello dominante, stavano alzando il loro livello. MySpace aveva già trasformato i lettori in “amici”, lanciando una nuova mania online: chi riusciva ad attirare più fan nel minor tempo possibile. E poi nacque Facebook, la cui genialata fu quella di collegare i blog alle rubriche, realizzando ciò che ora è conosciuto come social network. La domanda “a cosa stai pensando?” divenne la chiave di una nuova generazione di piattaforme e scrittori: il micro-blog era finalmente arrivato. Tuttavia il fatto che solo nel 2004 vennero spesi miliardi di pubblicità su Google incalzò le aziende ad affacciarsi a questo mondo. I giorni dei blogger amatoriali erano finiti, e secondo alcuni, il declino di questo tipo di mezzo di comunicazione era alle porte.

La nuova frontiera dei micro-blog arrivò nel 2006 con la creazione di Twitter da parte di Jack Dorsey, la cui decisione iniziale di limitare tutti gli inserimenti a 140 caratteri fu una mossa azzeccata. Più facile da seguire rispetto a un normale blog, poco impegnativo dal punto di vista del tempo e dell’attenzione rispetto all’instant messaging, Twitter ha raggiunto la grande notorietà nel 2008 quando fu adottato dal team di Barack Obama durante la sua campagna elettorale come mezzo per raggiungere gli elettori più giovani. L’azienda ora vale circa più di 2 miliardi di euro e vanta più di 3 milioni di account: una goccia nell’oceano se confrontata però ai 3 milioni di blog convenzionali che nascono ogni mese solo in Cina.

Per quanto riguarda l’impatto a lungo termine del micro-blog, è ancora tutto da vedere. Jack Dorsey è convinto che il blog sia ancora in fase di evoluzione e Twitter semplicemente un altro anello della catena.

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